CLAMOROSO MILAN: È TUTTO VERO MAX ALLEGRI HA DECISO CHE...
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IL GRANDE RESET: L’ITALIA DI MALAGÒ, IL DESTINO DI ALLEGRI E LA RIVOLUZIONE MILAN
Il calcio italiano si trova oggi davanti allo specchio più impietoso della sua storia. La terza esclusione consecutiva dai Mondiali non è solo un fallimento sportivo, è una crisi di sistema che ha polverizzato ogni certezza.
Il tempo del chiacchiericcio da bar, delle soluzioni di facciata e delle riforme promesse e mai attuate è finito. Bisogna fare in fretta per non iniziare a scavare dopo aver toccato il fondo. Al centro di questo terremoto ci sono tre pilastri fondamentali: la nuova guida della FIGC, il futuro della panchina azzurra e una rivoluzione dei nomi che sta scuotendo il Milan e l'intero calciomercato europeo.
L'ALLENATORE E IL POTERE: IL PIANO DI GIOVANNI MALAGÒ
Giovanni Malagò ha i numeri per essere il nuovo presidente della FIGC. L'ex guida del CONI è il nome più probabile per raccogliere le macerie di una gestione fallimentare.
La sua figura rappresenta il ponte tra la politica sportiva istituzionale e la gestione pratica di un sistema che necessita di una ristrutturazione totale.
Non si tratta solo di vincere un'elezione, ma di legittimare un nuovo corso che parta dalla testa per arrivare ai piedi dei calciatori.
Le votazioni sono alle porte, ma il consenso attorno alla sua figura sembra ormai consolidato tra le leghe e le componenti federali, stanche dell'immobilismo degli ultimi anni.
La prima scelta che Malagò dovrà fare è quella del CT dell'Italia. Non c'è più tempo per le proposte campate in aria o per esperimenti filosofici: bisogna fare in fretta.
Malagò vuole andare al sodo, puntando su un profilo di esperienza e di chiara impronta "italianista".
L'idea di fondo, sposata dal futuro presidente, è che gli insuccessi azzurri siano arrivati perché abbiamo rinunciato alla nostra identità storica.
Parlare di "catenaccio" per l'Italia del 1982 è un assurdo di cui può essere convinto giusto chi le cose le afferma per sentito dire; la verità è che serve pragmatismo, non utopia.
Non è un mistero che Malagò abbia deciso di puntare con forza su Max Allegri. È un nome che, sulla carta, ha una sua logica inconfutabile.
Nelle selezioni nazionali non c'è bisogno di dare un'impronta strategica così marcata come nelle squadre di club; serve un gestore, un uomo che sappia trarre il massimo in tempi brevissimi.
L'attuale allenatore del Milan non è certo un grande fan di principi di gioco offensivi collaudati o di sistemi rigidi, ma è un perfetto organizzatore di piani gara pensati chirurgicamente sull'avversario di turno, dote fondamentale in un torneo a eliminazione diretta. Allegri è considerato un grande Continua a leggere…